IL PALIO DI SAN FLORIANO: il medioevo rivive nelle Marche


La bellissima regione Marche, ove risiediamo noi di Casa Monachesi, è ricchissima di sagre, di eventi tradizionali e rievocazioni storiche.


Possiamo andare su e giù, da Gradara a S. Benedetto del Tronto, e trovarne ogni settimana una nuova dedicata ad una particolare ricorrenza.


Questa volta vogliamo fermarci a Jesi, in provincia di Ancona, e farvi scoprire una tradizione che ogni anno apre il mese di maggio: il Palio di San Floriano.


Allora, restate con noi e leggete di cosa si tratta!


CHE COS’È IL PALIO?

Quando parliamo del Palio di S. Floriano, stiamo parlando di una manifestazione di origine medioevale che si svolge ogni anno nei fine settimana successivi al 4 di maggio.


In questi giorni, la cittadina dell’anconetano, si trasforma in un vero e proprio borgo medioevale che rievoca i fasti e la tradizione dell’antica Jesi.


QUANDO NASCE IL PALIO DI SAN FLORIANO?

La tradizione del Palio risale al XIII secolo, e si lega indissolubilmente a santo originario di Lorch, che si celebra – appunto – il 4 maggio.


Questo santo della tradizione cristiana, martirizzato nel 300 d.C., ebbe un seguito ed un culto molto diffuso in Europa e in Italia centrale, al punto che da resistere ancora un millennio dopo: è infatti verso la fine del 1200 che viene acclamato come compatrono della città di Jesi.


Durante le celebrazioni del patrono dunque, tutti i capi delle città vicine si recavano (o mandavano dei rappresentanti) alla città marchigiana, e si riunivano nell’antica chiesa di S. Floriano: qui si officiava il rito della presentazione dei Palli (o dei mantelli) dei vassalli e degli alleati di Jesi.


In pratica un atto di sudditanza che prevedeva non solo la parte rituale, ma anche la presentazione di un’offerta di cera per la chiesa (poi convertita in offerta in denaro).



COME SI CELEBRAVA IL PALIO

Come ci immaginiamo dai romanzi medioevali, o nei racconti di cappa e spada, questa celebrazione si apriva con un grande corteo.


Ogni nobile/vassallo costituiva una vera e propria “armata” che partiva all’alba e veniva scortata assieme a tutte le altre dai cavalieri jesini per le vie della città.


Il luogo di arrivo era l’attuale piazza Federico II: qui il gonfaloniere e il podestà attendevano tutti i rappresentanti dei borghi vicini, presentati in ordine decrescente di importanza.


Finita la cerimonia di presentazione e quella ecclesiastica, aveva inizio la parte attesa da tutti: nella piazza venivano infatti aperte le danze e incominciavano i giochi.


Il più atteso? La gara dell’anello: un cerchio d’argento o rame veniva appeso ad una fune, e chi voleva cimentarsi nel gioco, doveva centrarlo con una lancia a mo’ di giavellotto. Atteso, perché tutti potevano parteciparvi, non solo i nobili e i cavalieri!


Questo gioco, nel corso dei secoli, verrà ammodernato e modificato a seconda delle praticità del tempo: dalla lancia si passerà alla balestra, prima, e allo schioppo, poi.


COME SI CELEBRA IL PALIO OGGI

La forma oggi è cambiata, ma la sostanza è rimasta invariata. Permane infatti la rievocazione in costume e la celebrazione dei riti per le vie della città dei riti e dei giochi medioevali.


Che cosa cambia allora?


Beh innanzitutto non ci sono più né nobili né araldi a prestare giuramento di fedeltà, ma sindaci e assessori. Tutti i rappresentanti e le autorità della Vallesina vanno infatti a sostituire i cavalieri e gli alfieri nel corteo storico.


La manifestazione come la conosciamo oggi, con le sue “coreografie” e con i suoi tempi, inoltre, è stata ripresa e codificata a partire dal 1996, con la fondazione di una associazione dedicata a questa tradizione: l’Ente Palio di San Floriano.


Altra variazione sul tema è il corteo, che – per via dei tanti cambiamenti urbanistici – parte il sabato pomeriggio da Corso Matteotti, con tutti i sindaci e rappresentanti della città ospitate, che si avviano fino a Piazza della Repubblica.


E poi?


E poi si rimane fedeli – nel possibile – alla tradizione: l’araldo srotola la sua pergamena e legge il suo messaggio di benvenuto (modificato per le cariche moderne); alla quale segue la presentazione degli arcieri che parteciperanno, uno per ogni comune, al torneo.


Rimane poi anche la messa celebrativa, officiata dal vescovo; e rimangono le celebrazioni fino a tarda notte, con i visitatori che possono trovare attrazioni dedicate e osterie che propongono piatti tipici e rielaborazioni di quelli medioevali.


La festa si chiude il giorno successivo, con altre rievocazioni di carattere medioevale, con falconieri, fanti, arcieri e tanto altro; finendo poi con uno spettacolo pirotecnico.


Se volete avere maggiori informazioni sul programma e su come arrivare nei luoghi della manifestazione, vi lasciamo il link al sito ufficiale del Palio di San Floriano qui.


In ogni caso vi aspettiamo a Jesi, nelle nostre amate Marche, per il prossimo Palio, in mezzo a boccali di birra, canti da osteria, gonfalonieri e casacche medioevali!


ph: Stefano Grilli, Chiara Cascio e Nicola Gori.

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